Il tricolore è tornato alto a sventolare sul monte Kenya

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Quella del tricolore sul Monte Kenya issato dai nostri connazionali fuggiti dal campo di prigionia inglese e poi rimosso da questi ultimi, è una storia che ci ha appassionato sin dall’inizio.
Solo leggendo i racconti di quei tre italiani che sfidarono la sorte col solo scopo di elevarsi e riscattarsi come uomini, abbiamo deciso di seguirne le orme, sia fisiche che spirituali.

Siamo quindi partiti dalla Sirmion Gate, posta a 2.600mt, alla volta della Punta Lenana, dove dall’alto dei suoi 4.985mt il tricolore aspettava di essere ripristinato da ormai troppo tempo.
Ripercorrendo la lunghissima via fino alla vetta, ci siamo davvero resi conto di quanta forza interiore dovesse animare Benuzzi e i suoi compagni d’avventura: un dislivello notevole che si snocciola in diversi ambienti, dai più piacevoli ai più ostili, un clima molto severo nelle ore notturne quanto durante il giorno quando il sole colpisce verticale proprio da sopra l’equatore.
Quella che oggi è una lunga via di alta quota, allora fu una vera e propria impresa contro ogni speranza.

Animati da questi esempi, in fuga forse anche noi non da un campo di prigionia ma da un Paese che quotidianamente rinnega i propri figli, col sole che ancora non si era fatto del tutto largo all’orizzonte, abbiamo dunque issato il tricolore affinché tornasse fieramente a sventolare dall’alto della seconda vetta d’Africa.

Un piacere essere stati ricevuti dall’Ambasciatore italiano a Nairobi, al quale abbiamo donato il gagliardetto dei Lupi delle Vette.
La visita è stata una preziosa occasione per parlare di montagna e dell’impresa di Benuzzi ma anche per impararne di più sul Kenya e sulle dinamiche geopolitiche che lo interessano.

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